giovedì, gennaio 10, 2013
Presentate a Los Angeles le candidature agli Oscar 2013, che verranno consegnati il prossimo 24 febbraio: ancora una volta Steven Spielberg si impone con "Lincoln", confermando le previsioni.  

Radio Vaticana - Una scelta che ha privilegiato film di grande spessore storico e civile, senza dimenticare però quelli capaci di affrontare anche la ricerca della fede e i problemi dell'etica, con le loro ripercussioni nella società moderna. La storia passata e quella più recente ancora una volta convince i giurati degli Oscar 2013. Sono capitoli soprattutto difficili e tragici di quella americana: "Lincoln" di Steven Spielberg, con dodici candidature, "Argo" di Ben Affleck con sette, "Zero Dark Thirty" di Kathryn Bigelow con cinque, tutti e tre in lizza per il miglior film. Giusto riflettere e non dimenticare, una dimostrazione che l'impegno sociale e civile può e deve trovare il suo spazio nel mondo del cinema, senza che si debba solo assecondare la legge degli incassi.

La pagina biografica e nobile dedicata da Spielberg al padre degli Stati Uniti, il vincitore della guerra civile e l'eroe morale che ha posto fine a uno dei momenti più sconvolgenti e spaventosi dell'umanità, la schiavitù, conferma il pluripremiato regista americano come il narratore più attento sia dell'universo giovanile, con i suoi tanti indimenticabili capolavori, sia di quello degli adulti; la regista, già vincitrice nel 2010 con "The Hurt Locker" ambientato in Iraq, questa volta ripercorre con coraggio - e non poche polemiche - i giorni che precedettero la cattura e l'uccisione di Bin Laden. E in Medio Oriente si svolge il bellissimo "Argo", episodio recentemente de-secretato dai servizi segreti, quello che portò alla liberazione di un gruppo di ostaggi americani nei giorni dell'assalto alla loro ambasciata a Teheran nel novembre 1979. Aspettative deluse per il violento "Django Unchained" di Quentin Tarantino, anch'esso aperto sugli abissi della schiavitù afroamericana affrontata come uno spaghetti-western: concorre, con cinque candidature, come miglior film senza però candidare il regista.

C'è poi il caso di "Amour" di Michael Haneke, già Palma d'oro a Cannes lo scorso anno: anche in questo caso un tema difficilissimo, quello dell'eutanasia, vissuta con drammatica freddezza da una anziana malata terminale, un abisso di dolore descritto con assoluta imparzialità e senza alcun coinvolgimento sentimentale dal regista austriaco, film applaudito e premiato ovunque, che partecipa con ben cinque candidature, tra cui quella per il miglior film straniero e per la migliore attrice protagonista, Emmanuelle Riva, che proprio nella notte di consegna delle statuette, il 24 febbraio, compirà ottantasei anni, diventando così la più anziana in corsa in questa categoria nella storia degli Oscar. Come c'è quest'anno anche la più giovane: Quvenzhané Wallis, di soli nove anni, nel fiabesco e sorprendente "Beast of the Southern Wilde". Con undici candidature entra tra i favoriti "Vita di Pi" di Ang Lee, affascinante fiaba (che poi tanto non è) che affronta temi importanti come la ricerca di Dio attraverso la storia di un piccolo naufrago e di una tigre, otto per il kolossal "Les Misérables", trasposizione musicale del capolavoro di Hugo, e bella anche la scelta dei quattro film di animazione, tra cui "Ribelle-The brave": il coraggio di una bambina nel medioevo scozzese, che prima ribelle nei confronti della madre, diventa poi la grande eroina della famiglia.


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