A confronto i dati della ricerca Save the Children e quelli della Caritas, in un territorio che soffre per la crisi e stenta a riprendersi dai danni provocati dall'alluvione
Città Nuova - La Liguria è una regione sprecona, così sembra, almeno, visto che in fatto di cibo si classifica al secondo posto tra le regioni italiane. E i dati parlano chiaro: ogni mese nella spazzatura viene buttato l'equivalente di 37 euro a persona, mentre la media nazionale dice che gli italiani buttano nei sacchi neri l’equivalente di 28,6 euro. Lo evidenzia Save the Children, in occasione della settima tappa del viaggio del Palloncino rosso, nell'ambito della campagna globale Every One contro la mortalità infantile. Entrando più nel dettaglio si evidenzia che in Liguria una famiglia su due butta via cibo una o due volte al mese, il 19 per cento lo fa ogni settimana. Gli sprechi quotidiani sono al 2 per cento.
Particolarmente interessante è l’indagine sulle abitudini dei liguri: il 45 per cento si limita all’acquisto del necessario, mentre il 54 per cento compra un po' di più di quello che realmente gli serve. Negli ultimi due anni, però, rileva Save the Children, a causa della crisi i due terzi dei liguri hanno attenuato gli sprechi alimentari. A questi dati fa eco la Caritas di Genova, che rivela dati allarmanti sulla povertà. Causa l'alluvione dello scorso anno, la crisi delle aziende e il ricorso agli ammortizzatori sociali continuano a dimezzare le entrate economiche delle famiglie. E così cresce il numero di chi chiede aiuto per pagare le bollette, di chi fa la fila alle mense per avere almeno un pasto completo a settimana. Negli ultimi tre anni il numero delle persone che si è rivolto alla Caritas è aumentato del 25 per cento. Tra questi sono molti i genovesi. «Più del 50 per cento delle persone che accogliamo sono italiane -, dice Lucia Foglino, dell'Osservatorio sulla povertà diocesano -. Per il 75 per cento si tratta di donne giovani e disoccupate, che chiedono aiuto per la famiglia. Poi ci sono i pensionati, che non riescono più a mantenere i figli senza lavoro».
Il dramma di molti genovesi è cominciato un anno fa, con l'alluvione. «I commercianti colpiti arrancano ancora tra i debiti, non riescono a rinascere - spiega Miriam Kisilevsky, coordinatrice del Centro di ascolto Caritas di Marassi -. Alcuni di loro si sono rivolti a usurai. Così dopo un anno aiutiamo ancora 130 commercianti e 80 famiglie alluvionate. Facciamo loro visita, portiamo generi alimentari. A volte le persone più umili non si spingono a chiedere aiuto - continua - così andiamo noi a scovarle. Come è successo con una coppia di anziani che vivono in una casa sul letto del Fereggiano: non avevano i soldi per riparare la caldaia, li abbiamo trovati al freddo mesi dopo l'alluvione».
Città Nuova - La Liguria è una regione sprecona, così sembra, almeno, visto che in fatto di cibo si classifica al secondo posto tra le regioni italiane. E i dati parlano chiaro: ogni mese nella spazzatura viene buttato l'equivalente di 37 euro a persona, mentre la media nazionale dice che gli italiani buttano nei sacchi neri l’equivalente di 28,6 euro. Lo evidenzia Save the Children, in occasione della settima tappa del viaggio del Palloncino rosso, nell'ambito della campagna globale Every One contro la mortalità infantile. Entrando più nel dettaglio si evidenzia che in Liguria una famiglia su due butta via cibo una o due volte al mese, il 19 per cento lo fa ogni settimana. Gli sprechi quotidiani sono al 2 per cento.
Particolarmente interessante è l’indagine sulle abitudini dei liguri: il 45 per cento si limita all’acquisto del necessario, mentre il 54 per cento compra un po' di più di quello che realmente gli serve. Negli ultimi due anni, però, rileva Save the Children, a causa della crisi i due terzi dei liguri hanno attenuato gli sprechi alimentari. A questi dati fa eco la Caritas di Genova, che rivela dati allarmanti sulla povertà. Causa l'alluvione dello scorso anno, la crisi delle aziende e il ricorso agli ammortizzatori sociali continuano a dimezzare le entrate economiche delle famiglie. E così cresce il numero di chi chiede aiuto per pagare le bollette, di chi fa la fila alle mense per avere almeno un pasto completo a settimana. Negli ultimi tre anni il numero delle persone che si è rivolto alla Caritas è aumentato del 25 per cento. Tra questi sono molti i genovesi. «Più del 50 per cento delle persone che accogliamo sono italiane -, dice Lucia Foglino, dell'Osservatorio sulla povertà diocesano -. Per il 75 per cento si tratta di donne giovani e disoccupate, che chiedono aiuto per la famiglia. Poi ci sono i pensionati, che non riescono più a mantenere i figli senza lavoro».
Il dramma di molti genovesi è cominciato un anno fa, con l'alluvione. «I commercianti colpiti arrancano ancora tra i debiti, non riescono a rinascere - spiega Miriam Kisilevsky, coordinatrice del Centro di ascolto Caritas di Marassi -. Alcuni di loro si sono rivolti a usurai. Così dopo un anno aiutiamo ancora 130 commercianti e 80 famiglie alluvionate. Facciamo loro visita, portiamo generi alimentari. A volte le persone più umili non si spingono a chiedere aiuto - continua - così andiamo noi a scovarle. Come è successo con una coppia di anziani che vivono in una casa sul letto del Fereggiano: non avevano i soldi per riparare la caldaia, li abbiamo trovati al freddo mesi dopo l'alluvione».
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