giovedì, febbraio 09, 2012
Le mani (poco) pulite di chi ha le coscienze sporche

di Paola Bisconti

Era il 17 febbraio del 1992 quando Mario Chiesa, il presidente dell’istituto per anziani Pio Albergo Trivulzo, fu arrestato perché colto in flagranza mentre stava intascando 7 milioni di lire dall’imprenditore Luca Magni, titolare di un’impresa di pulizie. L’ambizione dell’esponente del Partito Socialista di diventare sindaco di Milano svanì come il gruzzolo di banconote che lui stesso buttò nel gabinetto quando Antonio Di Pietro fece irruzione nel suo ufficio a Milano. Il clamore e l’indignazione dell’opinione pubblica furono così forti da scuotere le coscienze di molti politici coinvolti in un losco e fiorente traffico di denaro. Celebre è una situazione grottesca verificatasi nel periodo clou delle inchieste, che vede un politico socialista confessare tutti i propri crimini a due carabinieri che erano arrivati presso la sua abitazione solo per notificargli una multa. L’inchiesta “Mani pulite” fu condotta da un pool della Procura della Repubblica di Milano formato da Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti e Ilda Boccassini, guidati dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli insieme al suo vice Gerardo D’Ambrosio. Il loro operato scardinò un sistema di malaffare instauratosi tra il potere politico e quello economico creando una lobby criminale dalle conseguenze nefaste a scapito della popolazione italiana, offesa e derubata. Il giro di tangenti, infatti, ha avuto un costo di 10.000 miliardi di lire e ha aumentato il debito pubblico da 150.000 a 250.000 miliardi di lire.

“I peggiori anni della nostra vita” è l’appropriato titolo di un libro edito da Newton Compton Editore e scritto dal giornalista Paolo Posterano che riporta dettagliatamente quello che è stato un ventennio di storia iniziato con la fine della prima Repubblica. Il racconto descrive lo scioglimento di alcuni partiti come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il PSDI e il PLI, e la nascita della Lega. E la vicenda di Bettino Craxi, che in un primo momento negò l’esistenza della corruzione in politica e il suo coinvolgimento, definendo Mario Chiesa un “mariuolo isolato” e una “scheggia impazzita” (ma fu proprio Chiesa a confessare come le tangenti fossero diventate una sorta di tassa inderogabile). Come lui “impazzirono” anche l’imprenditore Duilio Poggiolini, coinvolto nell’affare Enimont, Gabriele Cagliari, ex-presidente ENI morto suicida presso il carcere di San Vittore dopo una frode di 250 milioni di dollari, e Raul Gardini, presidente della Montedison, anche lui suicida a causa delle accuse ricevute. Un altro suicidio eclatante fu quello del socialista Sergio Moroni che, prima di morire, lasciò una lettera dove si dichiarava colpevole di una serie di crimini commessi non per il proprio tornaconto ma a beneficio del partito, e sottolineava l’accusa contro il sistema di finanziamento di tutti i partiti.

Ma la morte più clamorosa e ingiusta fu quella dell’imprenditore Ambrogio Mauri, vittima del sistema: la sua morte infatti fu un atto di protesta contro il traffico di tangenti a cui si era sempre ribellato durante gli anni di lavoro in un’azienda che costruiva autobus e tram ma che a Milano era sempre stata esclusa da ogni gara. L’ATM, che gestiva le assegnazioni degli appalti, il giorno dopo la morte del sessantaseienne Mauri invece di inviare un messaggio di cordoglio ai suoi familiari si prodigò ad organizzare una conferenza stampa per rivendicare l’assoluta trasparenza dell’ultima gara. I figli di Mauri commentarono al riguardo con l’espressione “excusatio non petita”.

I risultati dell’inchiesta raggiunsero importanti obiettivi per la giustizia italiana, ma ci furono contraddizioni e ostacoli al lavoro della magistratura da parte della “casta”. Nel 1994 per esempio fu approvato il “decreto Biondi”, che garantiva gli arresti domiciliari ai politici accusati di corruzione, come avvenne per l’ex ministro della sanità Francesco De Lorenzo che fu scarcerato. Ne seguirono proteste e manifestazioni di opposizione da parte di studenti e non solo.

I magistrati che seguirono l’inchiesta di Mani Pulite furono addirittura accusati di scorrettezze e nel 1994, anno in cui entrò nella scena politica, Berlusconi invitò gli ispettori ministeriali ad indagare sul corretto operato del pool. Ma la relazione finale deluse le sue aspettative, perché confermava l’assoluta ineccepibilità delle inchieste svolte dal pool milanese. Tuttavia Antonio Di Pietro fu costretto a dimettersi dalla magistratura a causa di una serie di minacce da parte della mafia.

A distanza di vent’anni molte cose sembrano essersi ripresentate, seppur in forme differenti, come testimonia lo scandalo dei 13 milioni di euro custoditi nelle casse del partito della “Margherita”. Anche le misure adottate da Monti nel decreto “Salva Italia” appaiono molto simili a quelle impiegate nel 1992 e nel 1993, prima da Amato e poi da Ciampi, per affrontare la crisi finanziaria attraverso una dura forma di austerity. Il sistema corrotto sembra essersi col tempo “ingegnerizzato”, e durante questo ventennio si sono succedute cruente lotte di potere tra gli schieramenti politici senza mai trovare però un’efficiente soluzione perché l’Italia si risollevasse dalla situazione stagnante in cui era caduta (e dove sembra essere rimasta tuttora).

All’epoca, l’opera di “Mani Pulite” fu sostenuta da alcuni intellettuali di spicco nella società, come Marco Travaglio e Peter Gomez, ma più di tutti risuona la voce di un uomo che non c’è più, Indro Montanelli, che con la sua lungimiranza ha saputo leggere fra le righe della storia descrivendo Tangentopoli “una rivoluzione pacifica della società civile”. Che sia necessaria una nuova rivoluzione?

Sono presenti 3 commenti

indignato jo Giorgio Dini Ciacci ha detto...

Signora Paola, deve sapere che prima di quella data,17.01.92alcuni, se non tutti di questi TOGABANI che lei nomina avevano FALSATO il processo della FUCILAZIONE del Magistrato LUCIANO LAMBERTI avvenuta a Carpignano Sesia, Novara, che per competenza si tenne alla 1° assise di Milano.
A pochi giorni della scomparsa del mandante di quella fucilazione, Oscar Luigi SCALFARO, mi auspico che venga finalmente fatta luce su quel delitto, poi capirà meglio la storia di "mani pulite"
Con Google cerchi i vari tag "Giorgio Dini Ciacci" "Luciano Lamberti" "TOGABANI" "suonatore jo" "indignato jo" "her lattina" "amante Boccassini" "Carlo Rossella" "reddito da pompini" " il Principato di Neveri" non si nasconda dietro ad un dito internet è anche TRASPARENZA un abbraccio emerito indignato jo via Giusti 3 20154 Milano gio2opg@gmail.com

Anonimo ha detto...

Eh si. Chi é TROPPO GIOVANE tante cose non può saperle!

Anonimo ha detto...

Scalfaro mandante di una fucilazione? Non sembra esagerata questa affermazione?
Prima di parlare collegare il cervello alla lingua!

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