Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia
GreenReport - Egregio Presidente, abbiamo letto nel decreto sulle liberalizzazioni un articolo che riguarda un argomento molto delicato - lo smantellamento degli impianti della filiera nucleare chiusi dopo il referendum del 1987 e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi - e che viene affrontato con modalità accelerate e semplificate, con deroghe sulle normative ambientali e urbanistiche, che ci preoccupano molto. Come è stato ricordato più volte nella scorsa primavera durante la campagna per il referendum che ha fermato il progetto di ritorno dell'atomo nel nostro Paese, l'Italia ha ancora un'eredità radioattiva irrisolta, che consiste nelle scorie prodotte fino alla fine degli anni '80 dalle centrali nucleari, in quelle che stiamo producendo con lo smantellamento in corso degli impianti gestito dalla società Sogin, che si aggiungono a quelli a media e bassa attività che produciamo ogni giorno nel settore medico, industriale o della ricerca.
Per affrontare in modo sicuro e definitivo questo problema è fondamentale garantire la massima trasparenza nell'iter, il pieno rispetto delle procedure ordinarie previste dalle leggi dello Stato e la più ampia partecipazione degli enti locali, delle categorie produttive e delle popolazioni interessate dalla localizzazione di depositi temporanei o di quello nazionale previsto per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi, condizioni che verrebbero meno con l'articolo del decreto pubblicato oggi.
Sarebbe estremamente grave se si accelerassero e snellissero le procedure di smantellamento degli impianti nucleari e di realizzazione dei depositi senza le dovute cautele che la questione richiede, perché si rischierebbe di rifare lo stesso errore commesso dal governo Berlusconi nell'autunno del 2003, quando fu decisa con procedure semplificate davvero discutibili la localizzazione della discarica per rifiuti radioattivi a Scanzano Jonico in Basilicata, scatenando una sollevazione popolare che poi portò l'esecutivo a cancellare dopo qualche settimana la localizzazione proposta.
L'Italia deve risolvere il problema delle scorie prodotte con la filiera nucleare del passato, ma lo deve fare in modo trasparente, partecipato e democratico. La strada scelta dall'esecutivo, a fronte di un apparente efficientismo, rischia di lasciare irrisolto il problema del trattamento delle scorie. E' per questo che ci auguriamo fortemente che l'Esecutivo da Lei presieduto possa cancellare l'articolo in questione.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le inviamo i nostri più cordiali saluti.
GreenReport - Egregio Presidente, abbiamo letto nel decreto sulle liberalizzazioni un articolo che riguarda un argomento molto delicato - lo smantellamento degli impianti della filiera nucleare chiusi dopo il referendum del 1987 e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi - e che viene affrontato con modalità accelerate e semplificate, con deroghe sulle normative ambientali e urbanistiche, che ci preoccupano molto. Come è stato ricordato più volte nella scorsa primavera durante la campagna per il referendum che ha fermato il progetto di ritorno dell'atomo nel nostro Paese, l'Italia ha ancora un'eredità radioattiva irrisolta, che consiste nelle scorie prodotte fino alla fine degli anni '80 dalle centrali nucleari, in quelle che stiamo producendo con lo smantellamento in corso degli impianti gestito dalla società Sogin, che si aggiungono a quelli a media e bassa attività che produciamo ogni giorno nel settore medico, industriale o della ricerca.Per affrontare in modo sicuro e definitivo questo problema è fondamentale garantire la massima trasparenza nell'iter, il pieno rispetto delle procedure ordinarie previste dalle leggi dello Stato e la più ampia partecipazione degli enti locali, delle categorie produttive e delle popolazioni interessate dalla localizzazione di depositi temporanei o di quello nazionale previsto per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi, condizioni che verrebbero meno con l'articolo del decreto pubblicato oggi.
Sarebbe estremamente grave se si accelerassero e snellissero le procedure di smantellamento degli impianti nucleari e di realizzazione dei depositi senza le dovute cautele che la questione richiede, perché si rischierebbe di rifare lo stesso errore commesso dal governo Berlusconi nell'autunno del 2003, quando fu decisa con procedure semplificate davvero discutibili la localizzazione della discarica per rifiuti radioattivi a Scanzano Jonico in Basilicata, scatenando una sollevazione popolare che poi portò l'esecutivo a cancellare dopo qualche settimana la localizzazione proposta.
L'Italia deve risolvere il problema delle scorie prodotte con la filiera nucleare del passato, ma lo deve fare in modo trasparente, partecipato e democratico. La strada scelta dall'esecutivo, a fronte di un apparente efficientismo, rischia di lasciare irrisolto il problema del trattamento delle scorie. E' per questo che ci auguriamo fortemente che l'Esecutivo da Lei presieduto possa cancellare l'articolo in questione.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le inviamo i nostri più cordiali saluti.
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