Hanno deciso di radunarsi in un unico ‘campo’ nell’importante crocevia commerciale di Ratchaprasong i dimostranti antigovernativi che da oltre un mese stanno manifestando nella capitale, Bangkok, chiedendo le dimissioni del governo e lo scioglimento del parlamento.
Agenzia Misna - Continua in questo modo la protesta delle “camicie rosse” dopo gli scontri di Sabato con le forze di sicurezza, conclusi con 23 morti (18 civili e cinque agenti) secondo un bilancio aggiornato, e centinaia di feriti. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva sostiene che le sparatorie sono state provocate da “terroristi” infiltrati e i responsabili della sicurezza hanno garantito che, finché le proteste resteranno pacifiche, non sarà in alcun modo usata la forza per disperdere i manifestanti nonostante sia in vigore lo stato d’emergenza. Peggiorano intanto le conseguenze economiche della crisi politica, soprattutto in questi giorni che coincidono con il nuovo anno tailandese (‘Songkran’) a Bangkok, capitale anche turistica dove molti negozi sono costretti a restare chiusi e molte prenotazioni alberghiere sono state cancellate. Molti esponenti della società civile e della Chiesa, tra cui lo stesso arcivescovo di Bangkok, monsignor Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, hanno rivolto appelli alla pace e al negoziato per uscire da una situazione di stallo. Il partito del primo ministro, il ‘Partito democratico’, sta inoltre preparando la sua difesa dopo che Lunedì la Commissione elettorale lo ha accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti, un motivo per il quale la stessa Commissione ne ha raccomandato la dissoluzione. Suthep Thaugsuban, segretario generale del 'Partito democratico', ha sostenuto che questi finanziamenti risalgono al 2005, prima che Vejjajiva diventasse presidente di questa formazione o che egli stesso ne diventasse il segretario generale. Le “camicie rosse”, par la maggior parte abitanti delle zone rurali povere della Tailandia, sostengono l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, deposto nel 2006 e in esilio volontario per evitare di scontare in patria una condanna al carcere per corruzione. Kasit Piromya, ministro degli Esteri, ha accusato Thaksin di essere l’istigatore delle violenze di Sabato, sostenendo anche che il ricco uomo d’affari sta finanziando le “camicie rosse” per far cadere il governo.
Agenzia Misna - Continua in questo modo la protesta delle “camicie rosse” dopo gli scontri di Sabato con le forze di sicurezza, conclusi con 23 morti (18 civili e cinque agenti) secondo un bilancio aggiornato, e centinaia di feriti. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva sostiene che le sparatorie sono state provocate da “terroristi” infiltrati e i responsabili della sicurezza hanno garantito che, finché le proteste resteranno pacifiche, non sarà in alcun modo usata la forza per disperdere i manifestanti nonostante sia in vigore lo stato d’emergenza. Peggiorano intanto le conseguenze economiche della crisi politica, soprattutto in questi giorni che coincidono con il nuovo anno tailandese (‘Songkran’) a Bangkok, capitale anche turistica dove molti negozi sono costretti a restare chiusi e molte prenotazioni alberghiere sono state cancellate. Molti esponenti della società civile e della Chiesa, tra cui lo stesso arcivescovo di Bangkok, monsignor Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, hanno rivolto appelli alla pace e al negoziato per uscire da una situazione di stallo. Il partito del primo ministro, il ‘Partito democratico’, sta inoltre preparando la sua difesa dopo che Lunedì la Commissione elettorale lo ha accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti, un motivo per il quale la stessa Commissione ne ha raccomandato la dissoluzione. Suthep Thaugsuban, segretario generale del 'Partito democratico', ha sostenuto che questi finanziamenti risalgono al 2005, prima che Vejjajiva diventasse presidente di questa formazione o che egli stesso ne diventasse il segretario generale. Le “camicie rosse”, par la maggior parte abitanti delle zone rurali povere della Tailandia, sostengono l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, deposto nel 2006 e in esilio volontario per evitare di scontare in patria una condanna al carcere per corruzione. Kasit Piromya, ministro degli Esteri, ha accusato Thaksin di essere l’istigatore delle violenze di Sabato, sostenendo anche che il ricco uomo d’affari sta finanziando le “camicie rosse” per far cadere il governo.| Tweet |
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