mercoledì, aprile 14, 2010
Scuola di formazione per studenti a cura del Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac): tre giorni che vedranno riuniti a Rimini 1300 studenti di Azione Cattolica, provenienti da tutta Italia, per discutere del futuro della Scuola italiana, della costruzione del Bene comune e di una nuova idea di Cittadinanza partecipata

Azione Cattolica Italiana - Molte sono le inchieste sociologiche che indicano come seriamente preoccupante lo stato del rapporto che intercorre fra i giovani dai 15 ai 18 anni e la dimensione etica della cittadinanza. La percezione del bene comune, del valore della partecipazione, dei fondamenti costituzionali del Paese appare drammaticamente distorta. Le ragioni di questo scenario così scoraggiante sono molteplici e certamente dovute anche al panorama politico fortemente ideologizzato, alla prassi amministrativa lenta e spesso “clientela rizzata”, ma sicuramente va ammesso che la scuola italiana è impreparata, del tutto disarmata di fronte a questa vera e propria emergenza che vede il “capitale sociale” degli studenti del Duemila sprofondare in una crisi drammatica. Alla luce di questo contesto, il Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac) è consapevole che l’obiettivo educativo prioritario è la formazione di persone capaci di relazione, capaci di abitare la società, capaci di superare lo stile del monismo e scorgere il bene che è di tutti, il bene comune. Ed è questo il passo che muove all’incontro i circa 1300 ragazzi che si sono dati appuntamento per la IV edizione della Scuola di Formazione Studenti (SFS) dal titolo “La scuola che lascia il segno!”, che si terrà a Rimini questo fine settimana, sotto lo sguardo “educativo” di un msacchino d.o.c.: Alberto Marvelli.

Gli studenti di Azione Cattolica propongono uno stile di partecipazione da vivere non solo all’interno delle mura scolastiche, ma tra le vie delle città, nelle piazze, nella quotidianità della vita del Paese. Per il Msac la scuola è un luogo prezioso di crescita, di formazione a valori condivisi, palestra di relazioni. È a scuola che si apprendono i primi rudimenti di democrazia partecipata; è a scuola che ci si allena alla faticosa prassi della convivenza civile; è a scuola che ci addomestichiamo a ricercare la ricchezza del lavorare “insieme” e non da soli.

L’incontro di Rimini seguirà, dunque, un doppio binario: quello del bene comune declinato nella scuola e nella città; secondo la prospettiva del “lasciare il segno”, che sarà un po’ il leit-motiv della tre giorni. E a proposito di gente che ha “lasciato il segno”, i lavori si apriranno con la presentazione della figura di un testimone d’eccezione: quest’anno infatti ricorrono i 30 anni dall’uccisione per mano delle BR di Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. Un uomo dello Stato, cresciuto nella semplicità di ambienti come la scuola, la parrocchia, l’università, il posto di lavoro, in cui si è costantemente esercitato a “lasciare la sua traccia”. Una figura ci si augura possa restare impressa nella memoria dei partecipanti alla SFS, presentata attraverso un percorso che intreccerà testimonianze, musica blues & soul e citazioni dagli scritti di Bachelet.

La Scuola di Formazione sarà pure l’occasione per festeggiare un grande compleanno della numerosa famiglia di AC: il MSAC infatti nel 2010 celebra i suoi cento anni dalla fondazione. Per il centenario del movimento (messo a tema nella mattinata della domenica), interverranno ex responsabili nazionali, oggi affermatisi nel mondo della cultura e delle istituzioni. La festa dei 100 anni msacchini – movi100, come è stata chiamata – sarà un’occasione per rilanciare la tradizione formativa di questo movimento interno all’Azione Cattolica, ma soprattutto per riconsegnare alla storia che verrà dopo la boa del centenario la scommessa bella e grande della partecipazione studentesca vissuta da studenti per altri studenti.

Qual è il compito del MSAC per i prossimi 100 anni? La risposta è nelle parole vive di Vittorio Bachelet, che ancora oggi indicano una prospettiva di impegno: “Non bisogna stancarsi di ridare a ogni generazione di giovani il senso profondo della vita dell’uomo nella società degli uomini. (…) Si tratta soprattutto di dare al giovane la linea fondamentale della sua vocazione personale, individuale e comunitaria, della sua dipendenza dalla Provvidenza e della sua responsabilità– verso la stessa Provvidenza di Dio – di costruire una vita migliore per sé e per i fratelli. (...) Si tratta di educare a una consapevole attenzione alla realtà della società umana nella quale i giovani saranno chiamati concretamente a vivere: giacché essi non ricevono un modello accettato di bene comune, ma sono chiamati a riscoprirlo essi stessi ricostruendo a loro volta la sintesi tra i principi immutabili e la realtà mutata”.

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