La denuncia in sede diplomatica del Canada. Resoconti allarmanti sulla stampa internazionale.
Zenit - Il governo canadese ha chiesto alla Cina di rispondere in maniera ufficiale sulle denunce riguardanti il rapimento di bambini cinesi e la loro compravendita da parte di orfanotrofi destinati alle adozioni internazionali. La denuncia arriva dall’ambasciata canadese a Pechino che ha chiesto al China Centre of Adoption Affairs (CCAA), l’agenzia statale incaricata delle adozioni internazionali, di far luce su alcune storie di rapimenti di bambini da parte di funzionari governativi incaricati di programmi di “pianificazione famigliare”. Questi avrebbero poi rivenduto i bimbi a strutture di accoglienza per la cifra di 3 mila dollari ciascuno.La notizia arriva dalla ben informata agenzia Lifesitenews.com, con base in Canada, e si fonda su testimonianze dirette.
Anzitutto un resoconto del Los Angeles Times del mese scorso che ha riferito alcuni casi di questo tipo. Già nel 2007 il Daily Mail, quotidiano inglese, aveva raccontato di 70 mila bambini cinesi scomparsi ogni anno nel Paese.
“Tutto questo solleva una serie di preoccupazioni, non vi è dubbio” ha dichiarato Janet Nearing, direttrice del servizio adozioni in Nova Scotia (in Canada le adozioni sono una questione curata dalle diverse province dello Stato federale, ndr). “Il direttore generale del CCAA ha assicurato il personale della nostra ambasciata che la sua agenzia si sta occupando della questione”.
Già negli anni scorsi World Children, la più importante agenzia di adozione in Olanda, aveva espresso preoccupazione per la corruzione nel sistema di adozioni cinese. Ma le rimostranze fatte dall’Olanda avevano incontrato l’ostracismo del governo di Pechino, che – segnala Lifesitenews.com - aveva minacciato ripercussioni sul piano commerciale in ambito bilaterale.
Leggi qui il resoconto completo di Lifesitenews.com
La notizia della Cina non è un affare isolato. Basta guardare a quanto denuncia riguardo al Vietnam il CIAI, un ente italiano storico tra quelli ammessi alle adozioni dall’estero.
In Italia i primi bambini cinesi in adozione sono arrivati a inizio 2009. Molto rigidi i criteri di selezione dei genitori richiesti dalle autorità cinesi: devono essere istruiti, non obesi, con un patrimonio di almeno 57mila euro e un reddito annuo di 22mila. Solo due organismi sono abilitati - da poco tempo - all'adozione di bambini cinesi. Si tratta dell'AIBI e, appunto, del CIAI, entrambi con sede a Milano.
Qui puoi leggere un’intervista alla presidente del CIAI pubblicata su Mondo e Missione pochi mesi or sono, nella quale si offre una panoramica preoccupata di alcuni Paesi asiatici.
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