Nasce 'rifiuto con affetto', un nuovo modo per riciclare.
Peacereporter - Dall'idea di 3 ragazze veneziane nasce un nuovo modo di riciclare. Si chiama rifiuto con affetto (rifiutoconaffetto.it) ed è un nuovo metodo per non buttare totalmente via degli oggetti. Si tratta di un nuovo cassonetto semitrasparente e riciclabile (in parte di alluminio) in cui lasciare oggetti che potrebbero servire ad altri. Un modo diverso e alternativo di riciclare che in futuro potrebbe anche diventare un punto d'incontro per le persone.
Un nuovo modo di vedere i rifiuti, dunque. Un modo critico di riciclare e ragionare sulla problematica dello spreco, ormai troppo visibile per le strade delle nostre città. “Vorremmo che diventasse una nuova abitudine” racconta una delle ideatrici del progetto, Roberta Bruzzecchese, che aggiunge: “A nostro avviso la popolazione dovrebbe iniziare a capire meglio il rapporto che ha con il rifiuto e capire che quello che a noi non serve può essere importante per altre persone”.
Finora i cassonetti si trovano a Venezia e Rovereto (Tn) e sembra che godano di un discreto successo. “Abbiamo potuto notare che al loro interno ci sono le cose più disparate: dai cellulari agli hard disk, dai carrelli da magazziniere ai libri. E non esiste un identikit dell'utente tipo dei cassonetti: giovani e non, sembrano aver appreso appieno le finalità del progetto. Al vaglio, spiegano le ragazze, c'è anche la possibilità di rendere industriale la produzione di questi cassonetti e di esportarli in tutte le città d'Italia. E sembra anche che ne ha già potuto usufruire sia davvero soddisfatto. “Mi piace veramente perchè come studentessa straniera in Italia -racconta una bella ragazza dall'accento dell'est- per seguire il corso Erasmus non ho molti soldi e con il cassonetto evito di fare shopping. Al suo interno ho trovato cose molto interessanti: un paio di jeans, una giacca, una borsa, un foulard, una poltrona di design. La cosa bella è proprio questa: passare, lasciare qualcosa che qualcuno va a prendere”. La giovane vede anche un aspetto sociale nell'operazione. “Se per caso trovi una giacca, la indossi e vai a spasso, magari rischi di incontrare la persona che l'ha lasciata e puoi parlare con lei”. Anche un ragazzo, cappellino calato sulla fronte e camicia bianca a righe blu è d'accordo: “Avere la possibilità di non dover buttare via le cose è una cosa geniale. Innanzitutto, però, bisognerebbe cercare di cambiare la mentalità della gente”.
“Io” racconta una professionista “ho arredato il mio laboratorio con i mobiletti ritrovati nel cassonetto”. Una nuova formula che esce direttamente dallo studio approfondito delle necessità della nostra società abituata troppo di frequente a gettare nel cassonetto tutto ciò che sembra non essere più utile.
Peacereporter - Dall'idea di 3 ragazze veneziane nasce un nuovo modo di riciclare. Si chiama rifiuto con affetto (rifiutoconaffetto.it) ed è un nuovo metodo per non buttare totalmente via degli oggetti. Si tratta di un nuovo cassonetto semitrasparente e riciclabile (in parte di alluminio) in cui lasciare oggetti che potrebbero servire ad altri. Un modo diverso e alternativo di riciclare che in futuro potrebbe anche diventare un punto d'incontro per le persone.Un nuovo modo di vedere i rifiuti, dunque. Un modo critico di riciclare e ragionare sulla problematica dello spreco, ormai troppo visibile per le strade delle nostre città. “Vorremmo che diventasse una nuova abitudine” racconta una delle ideatrici del progetto, Roberta Bruzzecchese, che aggiunge: “A nostro avviso la popolazione dovrebbe iniziare a capire meglio il rapporto che ha con il rifiuto e capire che quello che a noi non serve può essere importante per altre persone”.
Finora i cassonetti si trovano a Venezia e Rovereto (Tn) e sembra che godano di un discreto successo. “Abbiamo potuto notare che al loro interno ci sono le cose più disparate: dai cellulari agli hard disk, dai carrelli da magazziniere ai libri. E non esiste un identikit dell'utente tipo dei cassonetti: giovani e non, sembrano aver appreso appieno le finalità del progetto. Al vaglio, spiegano le ragazze, c'è anche la possibilità di rendere industriale la produzione di questi cassonetti e di esportarli in tutte le città d'Italia. E sembra anche che ne ha già potuto usufruire sia davvero soddisfatto. “Mi piace veramente perchè come studentessa straniera in Italia -racconta una bella ragazza dall'accento dell'est- per seguire il corso Erasmus non ho molti soldi e con il cassonetto evito di fare shopping. Al suo interno ho trovato cose molto interessanti: un paio di jeans, una giacca, una borsa, un foulard, una poltrona di design. La cosa bella è proprio questa: passare, lasciare qualcosa che qualcuno va a prendere”. La giovane vede anche un aspetto sociale nell'operazione. “Se per caso trovi una giacca, la indossi e vai a spasso, magari rischi di incontrare la persona che l'ha lasciata e puoi parlare con lei”. Anche un ragazzo, cappellino calato sulla fronte e camicia bianca a righe blu è d'accordo: “Avere la possibilità di non dover buttare via le cose è una cosa geniale. Innanzitutto, però, bisognerebbe cercare di cambiare la mentalità della gente”.
“Io” racconta una professionista “ho arredato il mio laboratorio con i mobiletti ritrovati nel cassonetto”. Una nuova formula che esce direttamente dallo studio approfondito delle necessità della nostra società abituata troppo di frequente a gettare nel cassonetto tutto ciò che sembra non essere più utile.
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