L'ex biografo evangelico di Bush scriverà un libro sulla fede del candidato democratico.PeaceReporter - Quando George W. Bush menzionava Gesù e l'ispirazione che traeva da lui, gli europei abituati alla separazione tra politica e sfera religiosa privata storcevano il naso: la profonda fede del presidente Usa. Ma cosa si dirà in Europa, ora che Barack Obama fa lo stesso? La profonda fede del candidato democratico alla Casa Bianca è l'oggetto del nuovo libro scritto dall'autore di una biografia dell'attuale presidente dal punto di vista della religione. Stephen Mansfield, un ex pastore autore del libro “The faith of George Bush”, sta infatti per dare alle stampe “The faith of Barack Obama”, che uscirà ad agosto in America. Giusto in tempo per fare breccia nell'elettorato religioso, che quattro anni fa votò in maniera preponderante per Bush, ma che quest'anno potrebbe addirittura favorire Obama e tradire i repubblicani.
Il libro. L'appeal di Obama per la “destra religiosa” è un'apparente contraddizione. E non solo perché, come dimostra un recente sondaggio, l'11 percento degli americani pensa ancora che Barack Hussein Obama sia musulmano. Su temi cari agli “elettori dei valori” come l'aborto e i matrimoni gay, il senatore dell'Illinois ha posizioni decisamente liberal, antitetiche a quelle dei conservatori. E anche nella lunga sfida delle primarie, il voto religioso tra i democratici ha sempre favorito Hillary Clinton. Ma in un'intervista al giornale online “Politico”, in cui anticipa i contenuti del libro, Mansfield spiega come a subire il fascino di Obama siano anche tra gli evangelici i più giovani, in disaccordo con lui per l'aborto, ma entusiasti all'idea di sostenere un candidato giovane e nero di cui condividono le posizioni sulla guerra e la lotta alla povertà. “I giovani evangelici dicono 'certo, siamo contro l'aborto, ma siamo per il primo candidato nero, secondo è un cristiano e terzo è convinto che la fede debba avere un ruolo nell'agenda politica”.
Messaggi cristiani. Il messaggio principale del libro, che verrà venduto nelle librerie specializzate in stampa cristiana ed anche nei grandi magazzini come Wal-Mart, è che la religione per Obama non è solo una “strategia elettorale, qualcosa su cui i suoi strateghi gli hanno detto di puntare, è invece qualcosa di reale che lo ha trasformato per sempre”, aggiunge Mansfield, che nel libro illustra in dettaglio il percorso religioso del senatore democratico, il quale ha sempre indicato nella conversione adulta alla fede il momento di svolta della sua vita. D'altronde, il messaggio politico di Obama è influenzato dalla religione fin da quando il candidato democratico si è affacciato sulla scena nazionale. Nel 2004, quando il suo discorso in favore di John Kerry alla convention del partito lo fece conoscere come un oratore di razza, Obama disse “adoriamo un grande Dio negli Stati blu” (quelli che votano democratico, ndr); e il titolo del suo libro best-seller, “L'audacia della speranza”, fu preso da un sermone del suo pastore Jeremiah Wright, che Obama ha appena rinnegato dopo lo scandalo dei suoi commenti anti-americani finiti su YouTube.
L'imbarazzo di McCain. La fortuna di Obama, nella corsa al voto religioso, è anche che il suo rivale John McCain è l'opposto di Bush in materia di fede. Non che faccia professione di ateismo, ma di sicuro il candidato repubblicano è a disagio quando parla di religione in pubblico, e al momento non ha una strategia per conquistare quella fetta di elettori. E anche lui, su temi sociali come aborto e matrimoni gay, ha posizioni progressiste. Un altro punto a favore di Obama è che il movimento evangelico non è più il blocco quasi monocolore che era fino a qualche anno fa, su questioni ambientali e internazionali. Recentemente, influenti leader evangelici hanno sposato cause come la lotta all'effetto serra o la difesa dei diritti umani in Darfur. Lo spostamento verso sinistra degli evangelici è confermato anche da un rapporto del Pew Forum on Religion and Public Life dell'anno scorso, secondo cui il 40 percento degli evangelici tra i 18 e i 29 anni si considera repubblicano: due anni prima erano il 55 percento. Forse non è abbastanza per iniziare a parlare di “sinistra religiosa”. Ma se la tendenza prosegue, a novembre Obama non potrà che trarne vantaggio.
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