giovedì, dicembre 04, 2008
L’Avvento prepara ad accogliere l’altro, un tema più che mai attuale oggi, dove lo straniero e il diverso sono presentati come minacce al nostro benessere. Anche a causa della manipolazione dell’informazione. Vi proponiamo la lettera per l’Avvento che la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani ha inviato a tutte le comunità missionarie.

Nigrizia - Consorelle e confratelli carissimi,
Torniamo a scrivervi in occasione dell’avvento, periodo liturgico che ci prepara ad accogliere l’Altro per eccellenza, quel Gesù che viene in nome del Padre per rivelarcene il volto, l’Emmanuele che vive in mezzo a noi, e il cui Spirito ci assicura la sua Presenza. Vogliamo tornare su quanto vi avevamo già scritto in primavera (Mai senza l’altro!) sia perché rimane di attualità sia perché tra le cose che si accompagnano allo spirito del mondo che pervade anche le nostre comunità, e che chiamavamo virus, ci sono forme di razzismo: si presentano in maniera così subdola da non accorgerci nemmeno che stanno devastando il nostro sentire. È così che nel nostro esprimerci, se non facciamo attenzione, clandestino è uguale a criminale, quasi dovessimo accettare come normale la discriminazione, un certo incitamento all’odio razziale e religioso.

Troppi ormai sono gli episodi di violenze gravi a carattere razziale verificatesi di recente per non allarmarci. Abbiamo paura dell’altro; ma abbiamo paura a causa della manipolazione dell’informazione che avvelena la nostra società. Così ci sono sempre motivi più che sufficienti per avere paura. Accade di diffondere e coltivare la paura e il razzismo e conseguenti atti di violenza, in nome di una vita migliore e pacifica, della felicità, dell`umanità, dell`amore.Il virus è la tentazione di usare il male per promuovere il bene.

Alcuni esempi: recentemente la Suprema Corte di Cassazione italiana ha deliberato che sia legittimo discriminare i rom sulla base della motivazione che «gli zingari sono ladri». E quando i delinquenti di Napoli, brandendo mazze, spranghe di ferro e bottiglie incendiarie, si precipitarono sui campi dei rom e dei sinti situati nella periferia est della città a causa della diceria che una bambina fosse stata rapita da una zingara, la reazione del ministro degli Interni fu l`affermazione che «questo è ciò che accade quando gli zingari rubano i bambini», mentre il leader della Lega Nord e ministro dello stesso governo dichiarò (benedicendo «la gente» che mette i campi nomadi a ferro e a fuoco e manifestando uno sprezzante sarcasmo per la «classe politica» reticente) che «se lo Stato non fa il suo dovere, lo fa la gente» (Tratto da La Repubblica, del 29.09.2008).

C’è chi tra noi non teme di sporcarsi le mani con gli immigrati e situazioni di emarginazione sociale terribili. Ma ci sembrano ancora troppo pochi per intaccare realmente il nostro vissuto quotidiano. Continuiamo a percepire le comunità di immigrati come estranee, esotiche, separate dal nostro sentire. Impercettibilmente possiamo divenire anche noi insofferenti o almeno indifferenti nei loro confronti. E troppo facilmente dimentichiamo di esser stati anche noi stranieri, calorosamente accolti dalla gente di quella terra cui il Signore ci inviava.

Il problema dell’immigrazione è una sfida molto grossa per il nostro paese. Continueremo a discuterne. Ma sarebbe importante che il nostro sentire rimanesse abitato da sentimenti di misericordia e di accoglienza, non di diffidenza e di paura. Dagli episodi di violenza ci viene un allarme che ci ricorda che il problema dell’immigrazione se si affronta quasi esclusivamente come sicurezza, l’integrazione corre il rischio di essere vanificata. Non stanchiamoci di lavorare per l’incontro. Non stanchiamoci di portare esempi positivi, storie, esperienze vissute di stranieri che ci hanno voluto bene, per rassicurare e togliere ogni sorta di paura dal cuore nostro prima e poi dei nostri ascoltatori.

La causa di tutti i nostri mali non sono gli stranieri come purtroppo è spesso raccontato! Anche il Presidente Napolitano ha alzato la sua voce nell’incontro con Benedetto XVI: “ Nulla può giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale”, dopo che il Papa ad agosto aveva lanciato il suo monito contro ogni razzismo. Il Papa ci ricorda che “la migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell’umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni...Come Padre comune – continuava il Papa - sento il profondo dovere di richiamare l’attenzione di tutti sul problema e di chiedere la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione”.

Concretamente per noi: fermiamoci e salutiamo il nostro fratello o sorella immigrati; accogliamo chi tra loro bussa alla porta di casa nostra, rivolgiamoci a loro con rispetto, anche dando del voi o del lei; visitiamo e sosteniamo associazioni e comunità che accolgono le donne vittime della tratta; il nostro parlare di loro sia sempre ispirato a sentimenti e giudizi conformi al Vangelo.

Apriamoci all’ospitalità e all’accoglienza. È Cristo che viene a noi. Sappiamolo riconoscere nel volto del fratello immigrato: “Ero straniero e mi avete accolto”. Anche questo è parte del servizio missionario cui siamo chiamati oggi, qui in casa nostra.

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