A una settimana dalla destituzione a sorpresa del precedente gabinetto, il presidente Salva Kiir ha formato una nuova squadra di governo ristretta di 18 ministri e 11 vice-ministri. Lo riferisce il quotidiano locale Sudan Tribune, precisando che il capo dello Stato deve ancora scegliere un nuovo vice-presidente e il ministro alla presidenza. Il decreto di nomina dei ministri e vice-ministri è stato letto alla radiotelevisione di Stato ‘Sstv’
Misna - Tra i volti nuovi c’è il governatore dello Stato orientale instabile di Jonglei, Kuol Manyang, assegnato
al ministero chiave della Difesa. Manyang è stato uno dei fondatori nonché temuto comandante della ribellione dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla), che per più di un ventennio ha combattuto le truppe del governo di Khartoum per ottenere l’indipendenza .
Nei giorni scorsi agli Esteri Kiir ha scelto Barnaba Marial Benjamin, già ministro dell’Informazione nel governo uscente. Uno dei pochi ad essere stato confermato alla guida del proprio dicastero è Stephen Dhieu Dau, il ministro del Petrolio. “Ho colto l’occasione per ristrutturare il governo: il suo ridimensionamento consentirà di creare sinergie, di gestire meglio i costi dello Stato e di dedicare parte del bilancio a progetti di sviluppo prioritari” ha dichiarato Kiir.
Lo scioglimento dell’esecutivo annunciato dal presidente il 23 luglio ha alimentato tensioni ed incertezza a Juba. La decisione di Kiir è stata anche accompagnata dall’apertura di un’inchiesta nei confronti di Pagan Amum, segretario generale del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm, al potere), accusato di essersi appropriato in modo indebito di beni del partito, di aver istigato a compiere atti di violenza e aver criticato il capo dello Stato. Nell’occhio del ciclone è finito anche il vice-presidente Riek Machar, intenzionato a candidarsi alla presidenza in occasione del voto in agenda per il 2015.
Il provvedimento drastico della scorsa settimana è stato letto da analisti come il punto d’arrivo di contrasti e scontri all’interno del Movimento popolare di liberazione del Sudan. Uno dei nodi per il futuro del Sud Sudan, divenuto indipendente da Khartoum solo due anni fa, è la trasformazione dell’Splm, nato come formazione guerrigliera, in partito in grado di favorire il pluralismo politico.
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Nei giorni scorsi agli Esteri Kiir ha scelto Barnaba Marial Benjamin, già ministro dell’Informazione nel governo uscente. Uno dei pochi ad essere stato confermato alla guida del proprio dicastero è Stephen Dhieu Dau, il ministro del Petrolio. “Ho colto l’occasione per ristrutturare il governo: il suo ridimensionamento consentirà di creare sinergie, di gestire meglio i costi dello Stato e di dedicare parte del bilancio a progetti di sviluppo prioritari” ha dichiarato Kiir.
Lo scioglimento dell’esecutivo annunciato dal presidente il 23 luglio ha alimentato tensioni ed incertezza a Juba. La decisione di Kiir è stata anche accompagnata dall’apertura di un’inchiesta nei confronti di Pagan Amum, segretario generale del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm, al potere), accusato di essersi appropriato in modo indebito di beni del partito, di aver istigato a compiere atti di violenza e aver criticato il capo dello Stato. Nell’occhio del ciclone è finito anche il vice-presidente Riek Machar, intenzionato a candidarsi alla presidenza in occasione del voto in agenda per il 2015.
Il provvedimento drastico della scorsa settimana è stato letto da analisti come il punto d’arrivo di contrasti e scontri all’interno del Movimento popolare di liberazione del Sudan. Uno dei nodi per il futuro del Sud Sudan, divenuto indipendente da Khartoum solo due anni fa, è la trasformazione dell’Splm, nato come formazione guerrigliera, in partito in grado di favorire il pluralismo politico.
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