venerdì, marzo 25, 2011
Il governo libico è disponibile a una soluzione negoziata della crisi sulla base di una proposta dall’Unione Africana: la notizia giunge da un vertice internazionale ad Addis Abeba, mentre da Tripoli fonti della MISNA raccontano del dramma di una popolazione civile sotto i bombardamenti ormai da sei notti.

Agenzia Misna - In un comunicato diffuso dalla delegazione ministeriale della Libia nella capitale etiopica si sostiene che il governo di Muammar Gheddafi è “pronto ad adottare e ad applicare in modo pacifico e democratico una politica che risponda alle aspirazioni del popolo”. La nota è stata pubblicata al termine di un vertice convocato dall’Unione Africana con l’obiettivo di favorire un cessate-il-fuoco, l’avvio di negoziati tra il governo e i rivoltosi e un piano di riforme politiche da realizzare nel corso di “un periodo di transizione”.

Non è chiaro se e in che modo la disponibilità espressa da Tripoli possa condizionare l’evolversi della crisi. Combattimenti tra forze governative e rivoltosi sono stati segnalati oggi nelle città di Misurata e Ajdabiya, mentre continuavano i bombardamenti dei caccia inglesi, francesi e americani.

Anche Tripoli va verso una notte difficile, la settima dall’inizio di un’offensiva internazionale ufficialmente finalizzata a imporre una “no fly zone” a tutela delle popolazioni civili. Le fonti della MISNA raccontano di una popolazione “con i nervi spezzati”. “Oggi c’era il sole ma le strade sono rimaste deserte perché dopo tante notti insonni la gente non ce la fa più” dice monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, il vicario apostolico di Tripoli.

Oggi il generale canadese Charles Bouchard è stato nominato comandante delle forze Nato per le operazioni in Libia. Ma la speranza, debole, arriva solo da Addis Abeba. “Tra Gheddafi e l’Unione Africana – dice monsignor Martinelli – c’è un legame forte: speriamo serva alla pace”.

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