giovedì, marzo 24, 2011
Nonostante la loro scarcerazione, la posizione di Carmine Misseri e Cosimo Cosma, rispettivamente fratello e nipote di Michele Misseri, continua ad aggravarsi. Gli indizi a loro carico, secondo il riesame che si è espresso ieri con un’ordinanza di 20 pagine, diventerebbero sempre più pesanti.

della nostra Federica Scorpo

I due, indagati per aver aiutato Michele a occultare il corpo di Sara il 26 agosto, giorno della sua scomparsa, sono stati scarcerati il 10 marzo perché non sussistono esigenze cautelari per fuga, reiteraggio e inquinamento delle prove, ma restano tuttavia indiziati. Secondo le 20 pagine che descrivono le motivazioni del riesame, ci sono molti indizi di colpevolezza, aggravati dagli interrogatori in cui i due sospettati non hanno dato spiegazioni convincenti e hanno anzi rafforzato la tesi accusatoria.



In questo contesto, anche Michele Misseri viene considerato non credibile in quanto, secondo gli inquirenti, perlerebbero chiaro i suoi lapsus freudiani, primo tra tutti la sua dichiarazione “abbiamo parcheggiato” e, più recentemente, in una delle lettere che invia alla figlia Sabrina in carcere, scrive che l’ha coinvolta per proteggere due persone, presumibilmente Cosima e Carmine.

A quest’ultimo l’ordinanza contesta, in particolare, un’intercettazione ambientale captata il 16 novembre in cui Carmine, nell’auto, parlava con la moglie dicendole: “Cosma ha aiutato zio Michele a buttare la…bambina nella cisterna…Sarah Scazzi”. Nell’ordinanza di ieri Carmine si sarebbe contraddetto, prima affermando di non ricordare, poi, invitato a riflettere se fosse una frase appresa da giornalisti, affermando che sia lui che la moglie non parlavano con i giornalisti. Ci sarebbe, inoltre, un’altra intercettazione chiave in cui parlando da solo e facendo riferimento al cadavere di Sara dice (tradotto dal dialetto): “Che devo fare di più, già a vederla così prima”. Per i giudici questa intercettazione rappresenta una prova schiacciante.

Anche per Cosimo Cosma, nipote di Michele, sussistono indizi che hanno convinto i giudici della sua colpevolezza nell’occultamento del cadavere di Sara. Quel 26 agosto, Cosimo ha sempre sostenuto di essere a casa con la moglie, ma le celle telefoniche dei due non corrispondono e in particola la cella telefonica che riguarda la sua posizione geografica aggancia una cella compatibile con quella del pozzo dov’è stato ritrovato il corpo. Per l’ordinanza è sempre più evidente la complicità delle mogli che hanno coperto più volte i loro mariti, come diventa più chiaro il quadro della vicenda (almeno della fase dell’occultamento) e la poca attendibilità delle dichiarazioni di Michele Misseri, che tenta di proteggere i suoi familiari da un delitto che, presumibilmente, è da ascrivere alla sua stessa mano.

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