Migliaia di argentini hanno sfilato nelle strade di Buenos Aires e di altre città al grido di “Memoria, verità e giustizia”, nel 35° anniversario del golpe che diede inizio all’ultima dittatura (1976-1983) guidato dal generale Jorge Videla, 85 anni, oggi in carcere dove sconta una condanna all’ergastolo per violazioni dei diritti umani.
Agenzia Misna - Diverse le iniziative organizzate durante la giornata nella capitale: a sera, una grande folla ha dato vita a un corteo che si è snodato per quasi venti isolati lungo la Avenida de Mayo fino alla storica piazza che porta lo stesso nome, di fronte alla ‘Casa Rosada’ (presidenza), portando una bandiera argentina lunga 200 metri con le fotografie di migliaia di ‘detenidos’-‘desaparecidos’. “Questa manifestazione dimostra che la lotta delle Madri di Plaza de Mayo, dei familiari, dei fratelli e di tante altre persone non è stata vana. Lo prova questa dimostrazione di impegno e militanza che vediamo oggi” ha detto ‘Tati’ Almeida, esponente delle ‘Madres de Plaza de Mayo-Línea Fundadora’.
“Processo e sanzione per i complici e gli ideologi civili” si leggeva su alcuni striscioni, in riferimento ai settori economici riuniti della disciolta ‘Asamblea Permanente de Entidades Gremiales Empresarias’ (Apege), l’organizzazione degli imprenditori che appoggiò il rovesciamento del governo di Isabel Perón (1974-1976). Il principale ideologo del golpe del 24 marzo 1980 è considerato l’economista José Martínez de Hoz che oggi deve rispondere di fronte alla giustizia di responsabilità in sequestri a scopo di estorsione.
“Quando i militari presero il potere c’erano civili dietro che ne approfittarono economicamente. Non fu solo un regime che venne a torturare, uccidere e far sparire, ma che venne a distruggere i sogni dell’Argentina” ha detto il ministro dell’Economia, Amado Boudou, nella cerimonia organizzata dal governo della presidente Cristina Kirchner al Mercado Central.
Dal ritorno della democrazia, nel 1983, sono stati 200 gli ex-gerarchi condannati per crimini di lesa umanità, inclusi quelli del ‘Processo alle giunte’. Attualmente ce ne sono 820 indagati in tutto il paese, 400 dei quali sono stati rinviati a giudizio, secondo un rapporto della procura generale.
Agenzia Misna - Diverse le iniziative organizzate durante la giornata nella capitale: a sera, una grande folla ha dato vita a un corteo che si è snodato per quasi venti isolati lungo la Avenida de Mayo fino alla storica piazza che porta lo stesso nome, di fronte alla ‘Casa Rosada’ (presidenza), portando una bandiera argentina lunga 200 metri con le fotografie di migliaia di ‘detenidos’-‘desaparecidos’. “Questa manifestazione dimostra che la lotta delle Madri di Plaza de Mayo, dei familiari, dei fratelli e di tante altre persone non è stata vana. Lo prova questa dimostrazione di impegno e militanza che vediamo oggi” ha detto ‘Tati’ Almeida, esponente delle ‘Madres de Plaza de Mayo-Línea Fundadora’.“Processo e sanzione per i complici e gli ideologi civili” si leggeva su alcuni striscioni, in riferimento ai settori economici riuniti della disciolta ‘Asamblea Permanente de Entidades Gremiales Empresarias’ (Apege), l’organizzazione degli imprenditori che appoggiò il rovesciamento del governo di Isabel Perón (1974-1976). Il principale ideologo del golpe del 24 marzo 1980 è considerato l’economista José Martínez de Hoz che oggi deve rispondere di fronte alla giustizia di responsabilità in sequestri a scopo di estorsione.
“Quando i militari presero il potere c’erano civili dietro che ne approfittarono economicamente. Non fu solo un regime che venne a torturare, uccidere e far sparire, ma che venne a distruggere i sogni dell’Argentina” ha detto il ministro dell’Economia, Amado Boudou, nella cerimonia organizzata dal governo della presidente Cristina Kirchner al Mercado Central.
Dal ritorno della democrazia, nel 1983, sono stati 200 gli ex-gerarchi condannati per crimini di lesa umanità, inclusi quelli del ‘Processo alle giunte’. Attualmente ce ne sono 820 indagati in tutto il paese, 400 dei quali sono stati rinviati a giudizio, secondo un rapporto della procura generale.
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