giovedì, luglio 16, 2009
I profughi cristiani non ricevono gli aiuti promessi dal governo ai rifugiati

Radio Vaticana - Lo denuncia il Pakistan Christian Post, che chiede parità di trattamento per i 3 milioni di sfollati, senza discriminazioni di tipo confessionale. Il 13 luglio Islamabad ha avviato le procedure per il loro rientro. Il premier Yousaf Raza Gilani ha spiegato che l’esercito ha portato a termine con successo le operazioni per eliminare i talebani da Bonier, Dir, nella valle di Swat e in molte altre parti della divisione di Malakand. Diverse aree del nord-ovest del Paese – nei pressi del confine con l’Afghanistan – sono ormai sicure e i profughi possono rientrare nelle loro abitazioni. Per favorire il ritorno alla normalità, il governo ha deciso lo stanziamento di 25mila rupie (circa 230 euro) come risarcimento per le famiglie colpite dalla guerra fra esercito e talebani. Le prime operazioni di rimpatrio dei profughi sono iniziate dai campi profughi di Mardan, con la consegna della somma di denaro quale incentivo per la ricostruzione delle case. Il Pakistan Christian Post sottolinea che non vi sono registrazioni significative di profughi cristiani nei campi di accoglienza governativi. Sono solo 60 i gruppi familiari che hanno ottenuto lo status di rifugiati dal governo: essi sono registrati presso il centro di accoglienza cristiano di Mardan, allestito dalla Chiesa pakistana. Vi sono però “migliaia di profughi cristiani” accolti da parenti e amici nella North West Frontier Province e nel Punjab; essi rischiano di non ricevere alcun compenso. Nelle scorse settimane AsiaNews ha denunciato una disparità di trattamento per le vittime cristiane della guerra, cacciate dai campi profughi per la loro fede e vittime di numerose discriminazioni. Per questo la Caritas, la Chiesa cattolica del Pakistan e altre organizzazioni cristiane hanno avviato raccolte fondi e distribuzione di cibo e generi di prima necessità per gli sfollati, di cui hanno beneficiato sia cristiani che musulmani. Nazir S Bhatti, presidente del Pakistan Christian Congress, esprime “preoccupazione” per la disparità di trattamento e chiede al governo di “garantire il risarcimento anche ai profughi di fede cristiana”, che hanno trovato ospitalità presso i parenti. (R.P.)


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